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Edoardo CostaA cura de Il Pensiero Scientifico Editore 14/02/2006
La carta d’identità
Trentotto anni, lombardo di Gavirate (Varese), Edoardo Costa è uno dei volti più noti della Tv delle fiction e delle soap opera. Prima di arrivare a “Un posto al sole”, “Vivere” e “Un medico in famiglia”, Costa ha frequentato negli Stati Uniti il celebre Actor’s studio, che gli ha dato la possibilità di lavorare in alcune tra le più famose serie Tv americane, da “Beautiful” a “Baywatch”. Lo scorso anno ha partecipato al reality “La fattoria”. Per il 2006 ha in programma un’altra fiction, “Il cielo può attendere”.
Sportivo praticante (ha frequentato l’Isef), vive tra Milano e Los Angeles. Ha un debole per la filosofia ed è particolarmente attivo nel sociale: da quattro anni si impegna per il sostegno dei bambini delle zone povere del mondo con un progetto (“Il respiro del mondo”) che ha già realizzato asili, scuole e programmi di vaccinazioni. Dopo aver aiutato il Tibetan Children's Village (fondato dalla sorella del Dalai Lama), un centro in Senegal e uno in Kenya, quest'anno Costa si è dedicato ai bambini della favela brasiliana di Rocinha, la più grande di Rio de Janeiro.
Quanto conta per un attore essere attento alla salute?
In una scala da uno a dieci, se possibile, undici! È tutta questione di equilibrio psicofisico: proprio per il tipo di lavoro che facciamo (per ragioni di copione ci viene chiesto di dimagrire e ingrassare, per esempio) dobbiamo conoscere alla perfezione il meccanismo del nostro corpo. E rispettarlo quanto più possibile.
Lavora molto negli Stati Uniti: vede differenze con l’Italia nel modo di concepire il rapporto con la salute?
Per certi versi sì, per altri molto meno. Mi spiego: negli Stati Uniti è facile imbattersi negli eccessi, in persone che spingono oltre ogni limite la cura per il corpo o, peggio, si disinteressano quasi completamente della propria salute. Ma questo è un fenomeno che possiamo trovare anche da noi, seppure in dimensioni molto più ridotte. Oltre oceano ho potuto riscontare una maggiore attenzione verso la ricerca scientifica e maggiori risorse per le strutture sanitarie.
Che cosa fa per tenersi in forma alla vigilia e durante un impegno di lavoro?
Fatico. Suonerà strano, ma se ci tieni a far funzionare bene e a lungo il tuo corpo, devi faticare. Devi mettere alla prova la tua forza di volontà, ricordarti delle tre volte a settimana in palestra, dell’appuntamento con la partita di tennis, del jogging. E dell’alimentazione, ovviamente: quando un impegno di lavoro si avvicina, oltre ad allenarmi più intensamente, adeguo la dieta alle necessità del mio corpo. Se non devo ingrassare per motivi di copione, vado avanti a carne bianca, cereali, legumi, insalate, frutta a volontà. Ed elimino, nei limiti del possibile, gli stravizi.
Che rapporto ha con i medici?
Di totale affidamento. Insomma, ci conto: non ho alcun timore dei camici bianchi, né dal punto di vista fisico né tantomeno da quello psicologico. Ho un mio medico di fiducia da anni e non esito a rivolgermi a questo o a quello specialista, tutte le volte (fin qui poche, per fortuna) che ho bisogno di qualche intervento più serio dell’ordinaria amministrazione.
La malattia che le fa più paura?
Difficile indicarne una in particolare. Potrei piuttosto individuare una categoria di malattie che mi incutono timore: tutte quelle che si presentano senza preavviso, quelle che ti colgono alla sprovvista, senza darti neanche il tempo di realizzare ciò che ti sta per accadere.
Il farmaco che usa più spesso?
Gli analgesici. Sono i medicinali a cui ricorro con maggiore facilità, perché mi servono a rimettermi in sesto quando avverto i primi segnali di malessere. Non sono certo un farmacodipendente, ma con il mio lavoro non potrei permettermi di restare a casa per un po’ di febbre o mal di testa: ebbene sì, lo ammetto, in quei casi ricorro a vere e proprie terapie d’urto…
Il consiglio medico che non ha mai seguito?
Ho perso il conto delle volte in cui il mio medico mi ha raccomandato di fare una vita un po’ più regolare, con gli orari giusti, a letto non troppo tardi, cibo sano e tutto il resto. Non sono mai riuscito a rispettare le sue indicazioni: so di sbagliare, ma d’altra parte cerco di consolarmi con il fatto che il lavoro dell’attore quasi impone certi ritmi.
Come inizia la sua giornata alimentare?
Ecco, quello della colazione è forse il momento della giornata in cui davvero riesco a rispettare quello che richiedono tutti i nutrizionisti: un pasto abbondante e completo, all’europea, o forse meglio ancora, all’italiana: latte e caffé, fette biscottate, miele… Ma certe volte anche spremuta d’arancia e toast, prosciutto crudo e uova. Insomma, faccio il pieno di energia per affrontare bene la giornata. In realtà penso di mangiare correttamente anche a pranzo e a cena. Da tempo, poi, ho escluso ogni tipo di snack salato tra un pasto e l’altro: il mio metabolismo funziona meglio se mangio a intervalli regolari.
Meglio prevenire o curare?
Prevenire, senza esitazioni. Due volte l’anno mi sottopongo a un check-up completo, con una particolare attenzione ai denti: considero l’igiene orale essenziale.
Ospedale pubblico o clinica privata?
Di solito opto per il privato, ma non certo per motivi di qualità professionale del personale medico. So benissimo che anche nel pubblico ci sono fior di professionisti e attrezzature all’avanguardia. La mia è una scelta dettata dal mio status di personaggio pubblico: in una clinica ho maggiori garanzie che venga rispettata la mia privacy.
La cattiva abitudine che non è riuscito a perdere?
Ogni volta che decido di smettere di fumare, poi ricomincio. Mi capita di dire basta alle sigarette almeno ogni sei mesi. Ma dura poco: prima o dopo, riprendo sempre…
La buona abitudine che è riuscito a conquistare?
Ha più a che fare con la salute della mente che con quella del corpo: ho imparato a contare fino a dieci prima di prendere certe decisioni delicate. Sono un tipo molto impulsivo. E questo in passato mi ha spesso comportato conseguenze negative sotto diversi aspetti. Da qualche tempo, per fortuna, è diverso.
Come definirebbe il suo modo di curarsi?
Con alti e bassi. Il più delle volte ricorro alla medicina tradizionale, specie quando - in situazioni di emergenza - devo prendere qualcosa che mi faccia guarire in fretta. Ma non disdegno certi rimedi della medicina tradizionale cinese e di quella giapponese, o altre soluzioni dell’omeopatia.
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