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Usare il sistema di controllo della peste dello Zar contro l'influenza aviaria?

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore
19/10/2005 16.23.00

Lo Zar prima e i sovietici dopo avevano creato un sistema di sorveglianza epidemiologica per tenere sotto controllo la peste dalla grande efficacia: un secolo dopo, mentre la comunità scientifica si interroga sulle misure da prendere per evitare nuove pandemie, prima tra tutte quella di influenza aviaria, gli epidemiologi studiano il modello russo.

 

Il Programma Imperiale Anti-Peste è partito nel 1890, 4 anni prima che l’agente patogeno della peste, il batterio Yersinia Pestis, fosse identificato. Dopo la Rivoluzione d’Ottobre il programma è stato rafforzato e ha coinvolto 11 laboratori. Il legame tra roditori malati e pandemie umane era stato intuito dai ricercatori russi, che attaccarono il batterio direttamente nelle tane dei suoi ospiti. “Grazie al sistema, la presenza degli animali ospiti fu contenuta a zone limitate del Paese”, spiega Sonia Ben Ouagraham-Gormley del Center for Nonproliferation Studies del Monterey Institute of International Studies della California, che sta preparando un approfondito dossier sul Programma Imperiale Anti-Peste russo. “Gli animali infettati non hanno portato l’epidemia in nuove aree grazie a questa politica di intervento”.

 

Negli anni ’30 e ’40 il programma, ribattezzato Mikrob, si è occupato della prevenzione di una serie di altre patologie, tra le quali tularemia, antrace, febbre emorragica, colera, malaria, brucellosi. Un gran numero di ricercatori sul campo viaggiavano per l’immenso territorio sovietico raccogliendo campioni biologici, mentre nei laboratori i loro colleghi sviluppavano test diagnostici e vaccini, e studiavano i meccanismi di trasmissione delle patologie. La ricerca veniva utilizzata anche nel campo della guerra biologica, sia difensiva (il programma Problem 5 serviva a sintetizzare vaccini utili in caso di attacco batteriologico) che offensiva (il programma segreto Ferment). Nel momento di massima espansione, negli anni ’70, il programma Mikrob contava 7000 scienziati che operavano nell’ambito di un network di 6 Istituti, 100 stazioni regionali e dozzine di uffici distaccati.

 

Con il collasso dell’URSS all’alba degli anni ’90, il network Mikrob è stato smembrato nei vari Paesi dell’ex-Unione Sovietica e ha subito ingenti tagli di fondi. Gli stipendi medi degli addetti sono calati del 40 per cento. Molti scienziati sono tornati nelle loro zone d’origine e hanno cambiato lavoro. Una miniera di dati epidemiologici risalenti ai primi anni del ‘900 giacciono ora abbandonati in polverosi magazzini o negli hard-disk di computer obsoleti. Ironicamente, molte stazioni Mikrob sono diventate esse stesse potenziali fonti di contagio perché la cronica mancanza di fondi ha causato falle enormi nei sistemi di sicurezza nella gestione degli agenti patogeni studiati, dei quali molti altamente virulenti.

“La capacità di affrontare agenti patogeni pericolosi è utile non solo per la salute pubblica, ma anche per combattere il bioterrorismo”, conclude la Ben Ouagraham-Gormley. “Se un’epidemia si scatena in Asia o nel Caucaso, rapidamente può diffondersi a tutta l’Europa. Si tratta di problemi che vanno affrontati su base internazionale”.

 

Fonte: Ginsburg J. To fight plague, look to Russia’a past. The Scientist 2005;19(19): 60.

 

david frati


 

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