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Influenza aviaria, i medicinali non bastano per tuttiA cura de Il Pensiero Scientifico Editore 21/10/2005 12.54.00 Cosa differenzia la potenziale pandemia di influenza aviaria che sta monopolizzando l’attenzione dei mass-media e dell’opinione pubblica nelle ultime settimane dalle pandemie influenzali del passato? La possibilità di organizzare una reazione. Le pandemie del XX secolo (1918, 1957 e 1968) hanno causato decine di milioni di vittime anche perché hanno colto le autorità sanitarie dell’epoca quasi del tutto impreparate. Il virus H5N1 invece è stato isolato nel 2003 nel Sudest asiatico e la sua persistenza ha dato modo al mondo di prepararsi ad una possibile pandemia. Ma a che punto sono le strategie di reazione? Fa il punto sulla situazione un articolo pubblicato dalla rivista Lancet.
Sin dal 1999 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha sollecitato tutti i Paesi a sviluppare un piano d’azione contro eventuali pandemie. In seguito all’appello dei Paesi in via di sviluppo, che hanno denunciato la carenza di informazioni a loro disposizione in questo ambito, l’OMS ha pubblicato delle linee-guida molto dettagliate sulle strategie da adottare in caso di pandemia. Sfortunatamente, il processo di adeguamento alle linee-guida OMS è ancora troppo lento. Ci sono attualmente solo circa 40 Paesi che hanno piani anti-pandemia in corso di sviluppo. Alcuni, come quelli di Inghilterra, Canada e Olanda sono ad uno stadio molto avanzato, altri in fase pressoché iniziale: nessun Paese può però ragionevolmente dirsi pronto all’emergenza. In Asia, la maggior parte dei Paesi affronta gravi problemi di budget e ha bisogno dell’aiuto dei Paesi ricchi.
Paradossalmente, anche se tutti i Paesi del mondo riuscissero a seguire le linee-guida OMS alla lettera, questo non li metterebbe al riparo dall’esplosione di una pandemia causata dal virus H5N1. I vaccini contro l’influenza aviaria infatti sono in fase di sviluppo, ma nessuno può dire con certezza se riusciranno a prevenire l’infezione del ceppo virale che scatenerà la pandemia. I farmaci dal canto loro dovrebbero essere efficaci, ma solo se somministrati in modo corretto, e comunque la comunità internazionale si trova ora ad affrontare una grave carenza di scorte di medicinali. Già 23 Paesi hanno ordinato scorte imponenti del farmaco oseltamivir, e sicuramente altri stanno per farlo, ma l’azienda farmaceutica produttrice ha reso noto che non riuscirà a soddisfare nemmeno gli ordini già pervenuti a tutt’oggi se non nel giro di un anno. L’OMS è pervenuta all’inquietante conclusione che “sulla base dei trend attuali, né vaccini né farmaci saranno disponibili in quantità adeguata in caso di pandemia”. Il Senato statunitense ha reso noto che l’azienda produttrice di oseltamivir ha assicurato che nei prossimi giorni incontrerà i dirigenti di almeno 4 multinazionali farmaceutiche per mettere a punto licenze temporanee in modo da coinvolgerle nella produzione del farmaco per un periodo di tempo limitato.
Mentre i singoli Paesi si stanno preparando all’emergenza, la comunità internazionale sta lavorando ad una risposta a livello globale. Prima di oggi, non si è mai tentato di arrestare una pandemia intervenendo alla fonte e bloccando tutti i focolai, ma è proprio questo che l’OMS progetta di fare. Si è provveduto a stoccare 3 milioni di dosi di oseltamivir per spegnere sul nascere i primi focolai epidemici, ma il successo di questa strategia sta tutto nella possibilità di ricevere segnalazioni immediate dei primi casi umani: ciò significa diagnosi veloce, sistemi di sorveglianza e capacità di comunicazioni rapide. Nelle zone più a rischio, purtroppo, questo sistema è invece drammaticamente carente. Per rafforzare le capacità di reazione globali, l’OMS ha inviato ai Ministri della Salute di tutto il mondo una lista di provvedimenti urgenti da mettere in atto immediatamente. Auguriamoci che sia abbastanza.
Fonte: Das P. Infectious disease surveillance update. The Lancet Infectious Diseases 2005; 5:606 DOI:10.1016/S1473-3099(05)70234-6. Stenson J. Enough Tamiflu to fight influenza this winter? MSNBC 21 october 2005. David Frati
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