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Oceano Indiano: per i turisti la minaccia del virus chikungunya

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore
17/07/2006 11.47.00

I turisti che stanno per partire per una vacanza in località situate nell’Oceano Indiano devono essere avvertiti sul pericolo di contagio da chikungunya: l’allarme giunge dalla prestigiosa rivista britannica Lancet. Il caso di una signora curata nell’Ospedale dell’Università di Losanna, in Svizzera, ha evidenziato come questa patologia sia pericolosa e difficile da diagnosticare.

I medici raccomandano ai turisti di prendere attente misure di prevenzione contro le punture di zanzara, veicolo dell’infezione, e sconsigliano i pazienti a rischio (donne incinte, bambini e anziani) dal viaggiare nelle zone interessate (Reunion, Mayotte, Mauritius, Seychelles, India). Solo dall’inizio del 2006 sono state registrate centinaia di migliaia di casi di infezione e accertati 77 decessi. “E’ nostro compito avvisare il pubblico del rischio e fare in modo che possano decidere autonomamente se correrlo o meno”, spiega Patrick Bodenmann dell’Università di Losanna.

Devendra Mourya, del National Institute of Virology indiano, spiega: “L’epidemia attualmente in corso sembra essere più grave delle precedenti, perché sono più numerosi i pazienti che hanno sviluppato gravi complicazioni e morte. Una larga popolazione è a rischio di contagio, soprattutto i viaggiatori che provengono da zone nelle quali il virus non è presente”.

Il termine chikungunya in swahili significa "ciò che curva" o "contorce" e fu impiegato durante un'epidemia in Tanzania nel 1952, a causa delle limitazioni articolari dovute alle importanti artralgie che caratterizzano la malattia. Probabilmente, si era già avuta un'epidemia di chikungunya in Indonesia nel 1779. Da allora il virus è stato riconosciuto come responsabile di alcune epidemie in Asia ed Africa. Nel gennaio 2006 si è registrata un'epidemia nell'isola di Reunion, nell'Oceano Indiano.

 

L'agente eziologico è il virus chikungunya (CHIK), della famiglia delle togaviridae, del genere degli alphavirus. È molto simile al virus O'nyong-nyong e al Sindbis. Il virus si trova in Africa, nelle isole dell'Oceano Indiano e nel Sud Est asiatico, fino alle Filippine e all'Indonesia. Il virus è trasmesso dalle zanzare Aedes aegypti, le stesse che trasmettono la febbre gialla e la dengue, e da varie specie del genere Culex. Nelle epidemie silvestri africane è trasmesso da Aedes africanus e da specie del genere Mansonia. Il ciclo silvestre è mantenuto da cercopitechi e babbuini.

 

Il periodo di incubazione è di 2-4 giorni circa. Nella prima fase, che dura dai 6 ai 10 giorni, si hanno febbre, cefalea e importanti artralgie, che limitano molto i movimenti: i pazienti tendono a rimanere assolutamente immobili, in posizione antalgica. La febbre si risolve dopo 4 giorni. La seconda fase di 2-3 giorni è caratterizzata dalla comparsa di un esantema maculopapulare pruriginoso su tutto il corpo e dalla ricomparsa della febbre. Occasionalmente in questa fase possono aversi manifestazioni neurologiche, soprattutto nei bimbi piccoli (convulsioni). Raramente possono aversi miocardite e scompenso cardiaco acuto. Le rare complicanze emorragiche si registrano nelle epidemie asiatiche, ma non sono mai gravi come nella dengue: possono comparire petecchie, ma mai importanti sanguinamenti. La malattia si risolve spontaneamente, ma i dolori articolari possono persistere per mesi. La mortalità è bassa (0,4 per cento), ma è maggiore nei bimbi di meno di 1 anno di età (2,8 per cento) e aumenta negli anziani con altre patologie concomitanti.

 

Esiste un vaccino da virus inattivato, ma è riservato al personale di laboratorio. Per evitare la puntura delle zanzare si consiglia di vestirsi evitando i colori scuri, coprendosi il più possibile, e di usare spray e sostanze repellenti per gli insetti sulla pelle esposta. La lotta alle zanzare, in ambiente urbano, si basa sul controllo delle acque stagnanti, allo scopo di ucciderne le larve.

 

Fonte: Bodenmann P, Genton B. Chikungunya: an epidemic in real time. The Lancet 2006; 368: 258.
Wikipedia - L'enciclopedia libera.

david frati
 

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