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Legge 40, torna tutto in discussione?

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore
02/04/2009 17.50.00

La Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 14 comma 2 (limitatamente alle parole "ad un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre embrioni") della legge 18 febbraio 2004, n. 40, la discussa legge sulla fecondazione assistita che tante polemiche ha già scatenato, polemiche politiche che ora sono destinate persino ad aumentare. La Corte Costituzionale ha anche dichiarato incostituzionale il comma 3 dello stesso articolo nella parte in cui non prevede che "il trasferimento degli embrioni, da realizzare non appena possibile, debba essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna". La Consulta ha invece dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale degli articoli 6, comma 3, e 14, commi 1 e 4.

“La legge 40 merita una 'manutenzione', anche sulla base di queste più recenti interpretazioni della Corte Costituzionale", commenta Giorgio Vittori, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO). "È necessaria per renderla più appropriata a cogliere le esigenze delle coppie infertili e le indicazioni della letteratura scientifica. In particolare, bisogna considerare la condizione di particolare vulnerabilità in cui queste donne si trovano, già gravate dal peso di una fertilità compromessa, e ulteriormente esposte a difficoltà e ostacoli, che le hanno spesso costrette a recarsi all’estero”.

La legge 40 da tempo aveva evidenziato almeno tre questioni problematiche. Da un lato la determinazione di un numero fisso di embrioni da formare che - dal momento in cui non è possibile prevedere con certezza se e quanti ovociti si feconderanno - in caso di fallimento del tentativo terapeutico costringerà poi la donna a subire ulteriori stimolazioni ormonali, che sarebbero evitabili. In secondo luogo, la prescrizione dell’impianto di tutti gli embrioni formati comporta un più elevato rischio di gravidanza multipla, grave sia per la madre che per i neonati. In tutto il  mondo le linee-guida scientifiche hanno identificato come priorità limitare i parti multipli, senza compromettere l’efficacia della tecnica. Questo si può ottenere soltanto trasferendo in utero un numero limitato di embrioni (uno o due per volta), proponendo la crioconservazione degli altri formati. Infine, formare un numero massimo di tre embrioni è ancora insufficiente per consentire la diagnosi preimpianto di gravi malattie genetiche. E questo può costringere i genitori a ricorrere successivamente alla diagnosi prenatale ed alla eventuale interruzione terapeutica di gravidanze già avanzate.

Dal punto di vista politico, dopo le scontate prese di posizione di maggioranza e opposizione, rispettivamente critiche e favorevoli alla sentenza della Corte Costituzionale, l'intervento più significativo spetta a Gianfranco Fini, presidente della Camera, che in una nota diffusa alla stampa afferma: "La sentenza della Consulta che dichiara illegittime alcune norme della legge 40 sulla fecondazione assistita rende giustizia alle donne italiane, specie in relazione alla legislazione di tanti paesi europei. Fermo restando che occorrerà leggere le motivazioni della Corte mi sembra fin d'ora evidente che quando una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso, è sempre suscettibile di censure di costituzionalità, in ragione della laicità delle nostre Istituzioni.

david frati
 

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