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Le infezioni respiratorie emergenti L'allarme connesso all'aviariaA cura de Il Pensiero Scientifico Editore Ultimo aggiornamento: 18/07/2006 15.52.51 Il punto sulle infezioni respiratorie
Qual è l’allarme connesso all'influenza aviaria?
Quali sono le conseguenze dell’influenza aviaria? E come tenerla sotto controllo?
Qual è l’efficacia dei farmaci antivirus? E dei vaccini?
Prevenzione: dove puntare?
Il punto sulle infezioni respiratorie
Le infezioni respiratorie rappresentano le principali cause di malattia nella popolazione generale e causano circa quattro milioni di decessi ogni anno, per lo più in età neonatale e pediatrica, e nei paesi in via di sviluppo. Tra i principali agenti coinvolti vi sono i virus influenzali, il virus respiratorio sinciziale e i batteri Streptococcus pneumoniae ed Haemophilus influenzae. Mentre sono disponibili vaccini efficaci per influenza, Haemophilus influenzae di tipo B e Streptococcus pneumoniae, al momento non possiamo contare su strategie di vaccinazione per il virus respiratorio sinciziale, il virus Parainfluenzale di tipo 3, i Metapneumovirus e alcuni Coronavirus di recente identificazione; quindi gli attuali vaccini influenzali necessitano di essere adeguati per poter fronteggiare eventuali nuovi focolai epidemici di influenza aviaria.
Numerosi agenti virali precedentemente poco noti sono giunti recentemente alla ribalta come possibili virus respiratori umani. Tra questi ci sono i Metapneumovirus umani, che possono rendersi responsabili di infezioni respiratorie soprattutto nelle età estreme della vita (bambini e anziani) e nei soggetti con difese immunitarie indebolite. Essi sono stati recentemente oggetto di intensi studi nel tentativo di proporre dei possibili vaccini.
Qual è l’allarme connesso all'influenza aviaria?
Ad oggi l’attenzione internazionale dei “tecnici” e dell’opinione pubblica si concentra sui diversi sottotipi dell’influenza A di tipo aviario (precedentemente noti solo in ambito veterinario, come causa di infezioni nel pollame e negli uccelli selvatici), divenuti oggetto di recente allarme negli allevamenti e nella macellazione e distribuzione di carni di animali di allevamento. Alcuni sottotipi di virus influenzali A possono essere trasmessi dagli animali vivi all’uomo, e continuano a rappresentare una potenziale minaccia di pandemia, mentre è noto che il contatto con pollame già macellato e la cottura degli alimenti non costituisce alcun motivo di rischio.
In particolare, fonti provenienti dal sud-est asiatico ritengono difficoltoso il controllo della recente epidemia del virus influenzale aviario denominato H5N1 per l’estrema numerosità degli allevamenti, molti a carattere artigianale o locale, dai quali dipende la produzione di alimenti di vitale importanza per la sussistenza della popolazione locale, nonché per l’esportazione. Questa situazione comporta rischi connessi al riemergere di una pandemia di influenza aviaria, con virus caratterizzati da sempre maggiore trasmissibilità e virulenza nell’uomo.
Quali sono le conseguenze dell’influenza aviaria? E come tenerla sotto controllo?
I sintomi legati all’influenza aviaria variano ampiamente da modesti segni e sintomi respiratori e congiuntivali, a quadri di grave polmonite, potenzialmente letale. La letalità di questa affezione risiede verosimilmente nella rapida ed estesa disseminazione virale e nelle alterazioni indotte a livello dei principali mediatori del sistema immunitario (come ad esempio le citochine). Inoltre la mancanza nel genere umano di difese immunitarie nei confronti di materiale antigenico di provenienza animale è un ulteriore elemento che potrebbe contribuire ad una disseminazione virale.
Un continuo ed attento monitoraggio epidemiologico delle infezioni aviarie (effettuato con l’ausilio di adeguati modelli matematici adattati alle realtà locali e all’infettività dei singoli agenti in causa), la ricerca scientifica di base (virologica e immunologica), lo studio dei fattori ecologici e ambientali favorenti (compresi il controllo e la tracciatura degli animali di allevamento, della loro provenienza e dei loro trasferimenti) e l’elaborazione di test diagnostici specifici alla portata di laboratori ospedalieri (meglio se di rapida esecuzione) sono tutti elementi di vitale importanza per tenere sotto controllo un’eventuale pandemia di influenza aviaria.
Qual è l’efficacia dei farmaci antivirus? E dei vaccini?
Lo sviluppo e la disponibilità di farmaci antivirali specifici sono gravati dalla provata resistenza di alcuni ceppi virali ad amantadina e rimantadina), mentre gli inibitori della neuraminidasi sono maggiormente attivi se somministrati come profilassi post-esposizione dei lavoratori esposti, vista la loro attività ristretta alle prime fasi dell’infezione influenzale. Altri target virali, possibili punti di attacco di nuovi farmaci antivirali specifici, sono oggetto di intenso studio. Il ruolo di immunomodulatori e di modalità terapeutiche alternative, è invece in fase di studio del tutto preliminare.
Lo sviluppo di strategie di immunoprofilassi (per esempio la messa a punto di vaccini specifici) è oggetto di estrema attenzione e di continuo aggiornamento, soprattutto alla luce del sopraggiungere della stagione autunnale ed invernale, già di per sé caratterizzate da focolai epidemici di influenza ed altri virus respiratori, la cui presentazione clinica può essere sovrapponibile a quella di un’eventuale influenza aviaria. Sebbene la comune vaccinazione antinfluenzale non sia in grado di prevenire in modo efficiente infezioni da virus influenzali aviari, benefici rilevanti sono comunque attesi dalle campagne vaccinali previste per il prossimo autunno-inverno, indirizzate a prevenire quanto meno l’influenza umana e a ridurre l’entità di virus influenzali in circolazione nella popolazione generale. Sebbene un impiego allargato dei vaccini anti-influenzali attualmente disponibili sia da auspicare a breve termine, tuttavia l’uso a lungo termine di questi preparati non garantisce l’eradicazione del virus influenzale, e può teoricamente condizionare una pressione selettiva in grado di indurre l’emergere di ceppi virali antigenicamente mutati, e divenuti via via meno sensibili a loro volta ad interventi vaccinali previsti per il futuro.
Prevenzione: dove puntare?
Le norme più elementari di prevenzione riguardano il personale addetto agli allevamenti di pollame, soprattutto in presenza di animali importati da zone del mondo ad elevata endemia: esse sono basate su misure di riduzione dell’esposizione diretta e respiratoria, da applicare in ambienti di allevamento industriale e di macellazione.
Le notizie sulla possibilità di trasmissione interumana (ossia tra uomini) e intraospedaliera sono ancora frammentarie, anche se va comunque sottolineato che non si è mai verificato alcun caso di trasmissione interumana. In ogni caso, al personale sanitario che assiste persone probabilmente affette da influenza aviaria è raccomandato l’impiego di tutti i dispositivi atti ad evitare i contatti diretti (per esempio guanti e tute), e l’esposizione a secrezioni respiratorie (per esempio maschere ad elevato potere filtrante) di individui probabilmente o potenzialmente affetti da influenza aviaria.
Va inoltre detto che le recenti epidemie di SARS e di virus influenzali aviari (sottotipi H5 e H7) nel pollame e nell’uomo hanno portato con sé rilevanti ripercussioni di ordine economico, ma anche insperati progressi di ordine soprattutto organizzativo. Network internazionale, nazionali e locali sono stati infatti costituiti, al fine di consentire una rapida rilevazione e trasmissione di dati epidemiologici e clinici, ed un pronto intervento in caso di nuove emergenze di focolai epidemici. In occasione dei focolai epidemici di SARS (primavera-estate 2003), tali alleanze strategiche hanno permesso un lavoro in parallelo ed in team di numerose équipe di epidemiologi, virologici, e clinici, che si è tradotto in un progresso di una rapidità ed efficienza senza precedenza, con diffusione e condivisione delle conoscenze tali da presentare un vero modello sul piano organizzativo, di ricerca scientifica e di controllo dei focolai epidemici applicabile a qualsivoglia emergenza in ambito infettivologico.
Per approfondire leggi lo speciale Influenza aviaria: questioni pratiche
A cura di Roberto Manfredi
Dipartimento di Medicina Clinica Specialistica e Sperimentale, Sezione Malattie Infettive
Università degli Studi di Bologna “Alma Mater Studiorum”
Azienda Ospedaliera-Universitaria di Bologna, Policlinico S. Orsola-Malpighi
© Il Pensiero Scientifico Editore
Argomenti di interesse correlato: Haemophilus influenzae di tipo B, Influenza, Influenza: prevenzione e controllo dei sintomi, Polmoniti, SARS
Bibliografia
Cinti S. Pandemic influenza: are we ready? Disaster Manag Response 2005; 3:61-7.
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