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Perché bere almeno due litri di acqua al giorno?

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore
Ultimo aggiornamento: 28/06/2007 17.55.54

Per bilanciare le perdite. In condizioni normali (attività fisica moderata, temperatura pari a circa 20 gradi centigradi) il fabbisogno quotidiano di acqua di un adulto ammonta a circa 2500 ml di acqua al giorno. Più o meno tanta se ne perde, infatti, con le urine (1500 ml), attraverso la cute (sudorazione/perspirazione (600 ml circa), con i polmoni (300 ml con l’espirazione) e con le feci (100 ml). Le uscite vengono bilanciate con le bevande (1000 ml), attraverso gli alimenti (1200 ml), con le normali reazioni ossidative (300 ml). Una nota sul sudore, protagonista della stagione in corso: la perdita di acqua con la sudorazione è quella più critica. Col sudore infatti si perdono diversi sali, ma soprattutto potassio e magnesio, che non sono abbondantissimi negli alimenti comuni ma che invece sono importanti per l’equilibrio energetico e metabolico dell’organismo. Per questo gli sportivi dopo grandi sforzi fisici fanno uso di bevande addizionate.

Cosa succede se c’è carenza di acqua nell’organismo?

La carenza di acqua provoca effetti collaterali importanti: il volume ematico diminuisce, arriva meno plasma al cuore e di conseguenza meno ossigeno ovunque. Insomma, se privati di acqua, cervello, cuore, muscoli e altri tessuti e organi non riescono a svolgere bene le loro funzioni. Gli effetti più evidenti di uno scarso apporto di liquidi all’organismo è senso di affaticamento, mal di testa e problemi circolatori. Durante l’estate e con l’aumentare dell’attività fisica il fabbisogno di acqua aumenta perché aumentano, a causa della aumentata traspirazione, le perdite. Nei periodi più caldi gli esperti consigliano infatti di arrivare a due litri e mezzo di acqua al giorno.

È bene sapere che sia d’estate che durante l’inverno gli anziani hanno bisogno di bere di più, e questo per due ragioni: perché hanno una riserva di acqua ridotta rispetto agli adulti (52 per cento contro il 60 per cento) e perché con gli anni i meccanismi che rendono percepibile lo stimolo della sete perdono di efficacia, sono meno perfetti. Quindi il consiglio - per tutti ma soprattutto per le persone anziane - è di bere un bicchiere più volte al giorno, anche se non si ha sete, perché quando si avverte il bisogno di bere l’organismo è già leggermente disidratato.

Perché sentiamo sete?

Nell’ipotalamo, una ghiandola localizzata nel cervello, sono presenti gli osmorecettori, molecole di natura proteica sensibilissime alle variazioni, anche minime, della pressione osmotica, cioè della concentrazione dei minerali nel sangue. Quando questa concentrazione è alta e supera un determinata soglia l’ipotalamo se ne accorge e avverte la corteccia cerebrale, e noi sentiamo sete. Non solo: l’ipotalamo avverte anche l’ipofisi, che è la ghiandola che presiede al rilascio e alla produzione degli ormoni. L’ipofisi, infatti, aumenta la secrezione della vasopressina un ormone che permette ai reni di riassorbire acqua e quindi di produrre urina molto concentrata. Nel frattempo partono messaggi per la corteccia cerebrale anche dalle ghiandole salivali. Queste piccole formazioni localizzate nella mucosa della bocca per fabbricare la saliva devono prelevare acqua dal plasma. Quando non riescono a farlo perché nel plasma di acqua ce n’è poca, tramite i recettori della saliva avvertono il cervello, il quale ancora una volta ci invita a bere.

 
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