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Malattie vascolari: vincerle con "stile"

A cura de Il Pensiero Scientifico Editore
Ultimo aggiornamento: 06/11/2008 11.11.18

Malattie vascolari, quali pericoli? 
Quali le cause delle arteriopatie? 
Come individuare i fattori di rischio? 
Cosa s'intende per screening, diagnosi e terapia precoce?

Malattie vascolari, quali pericoli?

Le malattie vascolari costituiscono la causa di gran lunga più frequente di mortalità e invalidità nella popolazione adulta, con l'infarto miocardico al primo posto seguito dall'ictus cerebrale e dalle arteriopatie periferiche. Possono interessare le arterie (i vasi che portano sangue dal cuore ai vari organi) e sono dette quindi arteriopatie, o le vene (i vasi che portano sangue dai vari organi al cuore) e in questo caso si parla di flebopatie. 

La principale lotta a queste patologie consiste nella prevenzione, che comprende l'informazione e l'educazione ad un più corretto stile di vita, per un più efficace controllo dei principali fattori di rischio mediante diagnosi e trattamento precoce, medico, farmacologico e chirurgico. In particolare, le donne, che hanno aumentato negli ultimi decenni l’esposizione a fattori di rischio significativi come il fumo di sigaretta, dimostrano ormai una incidenza delle malattie arteriose vicina a quella della sesso maschile.

Quali le cause?

La causa più frequente di arteriopatia è l'arteriosclerosi o degenerazione sclerotica cioè indurente della parete del vaso che quindi perde la sua naturale elasticità. Una manifestazione importante dell'arteriosclerosi è l'aterosclerosi: nella parete dell'arteria degenerata si accumulano sostanze soprattutto grasse (colesterolo) per cui si forma la cosiddetta placca ateromasica che tende a restringere (stenosare) o ostruire il lume, anche perché sulla placca che restringe può formarsi un deposito di sangue (trombo) che può occludere anche in modo rapido il vaso. 

Se non ci sono altre vie sufficienti di vasi collaterali di supplenza, arriva meno sangue dal cuore all'organo irrorato e una parte di esso, o a volte l'organo intero, può andare incontro a deficit momentaneo (ischemia), o a morte (necrosi-infarto). Quando ciò accade in un'arteria che irrora il cuore (coronaria) si parla di angina pectoris e infarto miocardico; se  invece vengono colpite le arterie che irrorano il cervello (carotidi), si va incontro ad  "attacco ischemico transitorio"  (TIA)  o a infarto cerebrale (alla base dell'ictus cerebrale). Infine quando questa condizione si crea in un'arteria che irrora gli arti inferiori si assiste alla claudicatio intermittens, o "malattia delle vetrine", con importante limitazione del cammino.

Come individuare i fattori di rischio?

La degenerazione aterosclerotica delle arterie è in relazione con diversi fattori chiamati di rischio, quali in particolare l'aumento cronico della pressione arteriosa (in genere superiore ai valori di 140/90), l'aumento della glicemia (diabete mellito), l'aumento dei lipidi ematici (soprattutto del colesterolo), il fumo di sigaretta, l'obesità, la vita sedentaria, lo stress, l'uso di contraccettivi orali e la predisposizione familiare.

Recentemente sono stati individuati come fattori "di rischio" anche l'aumento dell'omocisteina nel sangue e, nelle forme arteritiche, anche l'uso di sostanze stupefacenti, alcuni processi infettivi e la presenza di anticorpi nel sangue come gli anticorpi antifosfolipidi o anticorpi antinucleo.
Sappiamo anche che l'aumento del colesterolo e la vita sedentaria favoriscono di più le lesioni coronariche, mentre le lesioni arteriose carotidee o renali o degli arti inferiori sono più in relazione con l'ipertensione arteriosa e il diabete mellito. L'età è inoltre un fattore di rischio importante e, per quanto riguarda il sesso, gli uomini sono più colpiti in genere delle donne, ma dopo la menopausa il fattore tende ad invertirsi.
Esistono anche tabelle e sistemi basati su algoritmi per calcolare il cosiddetto "punteggio" di rischio vascolare.

Cosa s'intende per screening, diagnosi e terapia precoce?

Nelle fasce d'età più a rischio vale a dire superiori a 55 anni in genere o anche in quelle minori, se la familiarità è positiva o sono presenti stili di vita non corretti, è bene condurre nella popolazione un'indagine (screening) per individuare i soggetti portatori di fattori di rischio. In tali soggetti è indicato controllare e correggere i principali fattori di rischio modificabili come l'ipertensione arteriosa o il fumo. Inoltre è bene indagare se sono già presenti o sono stati presenti in passato segni clinici o sintomi di arteriopatia. Il medico di famiglia, meglio di chiunque altro, è in grado di condurre questo screening di base e di selezionare i soggetti più a rischio in senso lato. In questi soggetti a rischio, poi, è opportuno condurre visite specialistiche e soprattutto esami, oltre che di routine come quelli ematici e l'elettrocardiogramma, anche più specifici come ad esempio l'ecodoppler carotideo o l'ecografia dell'aorta addominale o l'ecodoppler degli arti inferiori.

Oggi uno screening nella popolazione a rischio per una diagnosi precoce di malattia vascolare è proponibile e auspicabile in quanto permesso dall'utilizzo in ambiente specialistico di apparecchiature innocue, non invasive e precise come gli ecografi o ecodoppler che utilizzano solo ultrasuoni. Nella maggior parte delle arteriopatie importanti riscontrate con questo sistema è opportuno instaurare almeno una terapia medica in genere antiaggregante piastrinica, che riduce cioè la possibilità di progressione della placca ateromasica o di formazione di un trombo. Ma in alcuni casi è opportuno applicare anche un intervento di correzione chirurgica della lesione vascolare, anche se questa è asintomatica ma a rischio, cioè anche se non si è ancora manifestata la malattia.

A cura di Sergio Losa
Responsabile Chirurgia Vascolare
IRCCS MultiMedica, Milano

 © Il Pensiero Scientifico Editore

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